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Chirurgia estetica: il limite fra etica ed estetica - BLS - Breath of Life Studio di Osteopatia a Treviso

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17 Novembre, 2014

Chirurgia estetica: il limite fra etica ed estetica

Saper dire di no, rispettare il contesto culturale, fisico e psicologico del paziente e i suoi limiti biologici: questi gli ingredienti che rendono etico un chirurgo estetico.

Saper dire di no è forse l'atto più difficile che un essere umano possa compiere, soprattutto in risposta ad una proposta allettante, ma al contempo non in linea con i propri principi. Ricordate quel film di qualche anno fa, "Proposta indecente"? Ricordate che fine hanno fatto quei due giovani innamorati che hanno scelto di contravvenire alle loro regola fondamentale, la fedeltà reciproca, in cambio di una bella cifra offerta da un miliardario? Non fu un lieto fine...

Accade troppo spesso anche a noi chirurghi estetici di ricevere proposte allettanti dai nostri pazienti, richieste più o meno velatamente esagerate, e che se vengono soddisfatte portano a risultati innaturali e di cattivo gusto. In quei casi optare per il “No” non è una scelta facile, ma coerente con un senso etico ben sviluppato. E quando l'etica latita... di “indecente” resta solo il risultato dell'intervento chirurgico!

L'etica studia i costumi e i comportamenti degli esseri umani e ci insegna - con l'estetica - a perseguire la moderazione, l'armonia e la simmetria nella forma e nella sostanza. È profondamente influenzata dalla storia e dalla cultura di ogni singolo popolo, e di ciò bisogna tener conto quando il paziente non è un occidentale o comunque segue usanze e abitudini culturali differenti dalle nostre.
Ad esempio, labbra molto carnose stonerebbero sul volto sottile di una ragazza europea, mentre risulterebbero adatte sul viso con tratti più marcati tipico di una donna africana: è fondamentale nella scelta del “quanto e cosa fare" osservare le differenze etniche e rispettare ogni cultura.

Al di là dei casi particolari, ritengo che il chirurgo plastico debba attenersi ad un preciso codice etico, basato sul principio di naturalezza del risultato: l'intervento chirurgico non deve trasformare la persona, ma correggere quegli inestetismi che causano una sofferenza rilevante sul piano psicologico.

In che modo allora un chirurgo estetico può limitarsi a correggere le imperfezioni del suo paziente nel rispetto del senso etico ed estetico?
La ricetta è semplice: è necessario valorizzare i punti di forza della persona, ricreando armonia e proporzioni nelle forme. Per questo un chirurgo estetico con un senso dell'etica sviluppato ha il dovere di "capire" chi si trova di fronte, quali sono le reali motivazioni che l'hanno spinto a ricorrere a un intervento di chirurgia estetica e quali sono le sue vere aspettative.

È facile per chiunque comprendere come un paio di orecchie esageratamente "a sventola" possano aver creato l'infelicità di un ragazzo nei rapporti con i compagni di scuola; o come un naso troppo aquilino possa aver limitato la vita di relazione di una bella donna. Più difficile, invece, la comprensione di quanto delle minuscole “culottes de cheval” (cellulite) - accettabilissime per la maggior parte delle ragazze di oggi - su un fisico per il resto asciutto e slanciato possano creare imbarazzo.

Nell'etica della chirurgia estetica non esistono regole generali, poiché ogni paziente si porta dietro una propria storia personale che è unica.
Tuttavia, per un chirurgo plastico etico è difficile ma doveroso rifiutarsi di intervenire su una paziente che si presenta in ambulatorio coll'unico obiettivo di ringiovanire per riconquistare il marito che l'ha appena lasciata per una ragazza più giovane. Altrettanto ci viene richiesto se il paziente mostra una condizione psicologica instabile: le motivazioni che lo portano da noi vanno sempre attentamente valutate.
La chirurgia estetica può talora aiutare il paziente in un percorso di miglioramento e cambiamento individuale, ma non può prescindere dal supporto essenziale di altri specialisti, in primis lo psicoterapeuta e qualche volta lo psichiatra.

Una volta che siamo riusciti ad entrare in sintonia con il nostro paziente, il passo successivo è quello di "vederlo nel suo insieme": non solo età, peso, altezza, conformazione del viso o del corpo, ecc., ma anche carattere, professione, abitudini e stile di vita. Una quarta misura di seno, ad esempio, potrà "andare a pennello" su una donna alta 175 centimetri e di corporatura media, così come potrà risultare gradevole su una donna meno alta ma dalle forme più generose e dal carattere più esuberante; sarà esagerata invece su un ragazza minuta e dal carattere riservato.

Una considerazione a parte va fatta sul ricorso troppo frequente agli interventi chirurgici e sopratutto ai trattamenti di medicina estetica: esistono dei limiti biologici imposti dal nostro corpo che vanno rispettati. Limiti precisi esistono anche in merito al risultato ottenibile con ogni singola procedura. Un esempio? Per ripetere un trattamento con il botulino è necessario attendere almeno quattro/cinque mesi (anticipare questo termine renderebbe, più che dannoso, inutile l'intervento). Anche "gonfiare" con acido ialuronico il viso di una donna ultrasessantenne, se da un lato attenua le rughe, dall'altro non è in grado di garantire un ringiovanimento naturale: in questo caso sarebbe meglio proporre un intervento di lifting del volto, piuttosto che trasformare in un bulldog la nostra paziente!

Etica ed estetica, soprattutto di questi tempi in cui bisogna recuperare tali valori in tutti gli ambiti del vivere, possono ed anzi devono andare "a braccetto": a vantaggio del chirurgo, che potrà dire di aver fatto un buon lavoro, e a vantaggio dei pazienti, che saranno veramente soddisfatti.
 

Scritto da: Dott. Cristiano Biagi

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